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martedì 2 agosto 2011

Trova le differenze


A volte, come spesso viene sottolineato, è meglio star zitti che dire corbellerie. Però nel Paese della dichiarazione senza controllo, dell'"opinionismo" compulsivo, dove tanti, troppi danno "buoni consigli" e non si risparmiano cattivi esempi, dove basta avere una bocca per parlare senza sentire la necessità di avere qualcosa di perlomeno sensato da dire, anche la strage in Norvegia diventa una buona occasione per i fanatici dei 5 minuti in prima pagina.

Così, mentre da noi l'uomo comune si strappa le vesti, disgustato dai troppo pochi anni di carcere che Brevik si appresta a scontare, addirittura in carceri pulite e non sovraffollate, fuori c'era chi commentava così:
In the safest, most boring country, the worst lone gunman shooting happens. But it will not make our country worse. The safe, boring democracy will supply him with a defense lawyer as is his right.
He will not get more than 21 years in prison as is the maximum extent of the law. Our democracy does not allow for enough punishment to satisfy my need for revenge, as is its intention.
We will not become worse, we will be better.
We lived in a land where this is possible, even easy. And we will keep living in a land where this is possible, even easy.
We are open, we are free and we are together. We are vulnerable by choice. And we will keep on like that, that's how we want to live.
We will not be worse because of the worst. We must be good because of the best.


Mentre da noi sui giornali si leggono accorati editoriali nei quali gli adolescenti che si sono trovati nel bel mezzo di una pioggia di proiettili, a fianco di corpi morti e di amici morenti, vengono definiti codardi e egoisti, uno dei succitati cagasotto, di 16 anni, ci dimostra cosa realmente sia un uomo di spessore e cosa vuol dire "difesa della civiltà":
Hai fallito. Tu crederai forse di aver vinto. Uccidendo i miei amici e i miei compagni, tu forse credi di aver distrutto il partito laburista e coloro che in tutto il mondo credono in una società multiculturale, ma sappi che hai fallito. Non sei un eroe. Ma una cosa è sicura: tu di eroi ne hai creati. A Utoya, in quella calda giornata di luglio, tu ha creato alcuni fra i più grandi eroi che il mondo abbia mai prodotto, hai radunato l'umanità intera.(...) Io non sono arrabbiato. Io non ho paura di te. Non ci puoi colpire, noi siamo più grandi di te. Noi non risponderemo al male con il Male, come vorresti tu. Noi combattiamo il Male con il bene. E noi vinceremo».


Dulcis in fundo accade che, pur non avendo nessun dovere di rilasciare dichiarazioni che non siano di cordoglio e condanna ci sia chi si senta in diritto di giustificare le intenzioni di Brevik e chi giustifica il giustificatore. Il presidente del consiglio affida ad un messaggio il suo sentire. Un messaggio che inizia con "Caro Stoltenberg", e che continua con "a nome del governo e mio personale, le esprimo il nostro profondo cordoglio (..)". Ecco mettete a confronto queste dichiarazioni con le parole del Primo Ministro norvegese. Non so a voi ma la mia personale reazione è stata quella di uno schiaffo in pieno viso: uno schiaffone che dovrebbe riportarci alla realtà, ad aprire gli occhi sulla miseria etica e morale nella quale stiamo annegando. Con un briciolo di intelligenza smetteremmo di parlare a vanvera, a seconda dei casi capiremmo pure di aver detto/pensato/sottoscritto delle emerite stronzate. Con un briciolo di intelligenza e un pizzico di statura morale sceglieremmo meglio gli esempi da imitare.
Miei cari,
che spettacolo!
Mi trovo faccia a faccia con la volontà del popolo.
Voi siete la volontà del popolo.
Migliaia e migliaia di norvegesi – a Oslo e in tutto il paese – fanno la stessa cosa stasera.
Occupano le strade, le piazze, gli spazio pubblici con lo stesso messaggio di sfida: abbiamo il cuore a pezzi, ma non ci arrendiamo.
Con queste fiaccole e queste rose mandiamo al mondo un messaggio: non permetteremo alla paura di piegarci, e non permetteremo alla paura della paura di farci tacere.
Il mare di gente che vedo oggi davanti a me e il calore che sento da tutto il paese mi convince che ho ragione.
La Norvegia ce la farà.
Il male può uccidere gli individui, ma non potrà mai sconfiggere un popolo intero.
Questa sera il popolo norvegese sta scrivendo la storia.
Con le armi più potenti del mondo – la libertà di parola e la democrazia – stiamo disegnando la Norvegia per il dopo 22 luglio 2011.
Ci saranno una Norvegia prima e una Norvegia dopo il 22 luglio.
Ma sta a noi decidere come sarà la Norvegia.
La Norvegia sarà riconoscibile.
La nostra risposta ha preso forza durante le ore, i giorni e le notti difficili che abbiamo dovuto affrontare, ed è ancora più forte questa sera: più apertura, più democrazia. Determinazione e forza.
Noi siamo questo. Questa è la Norvegia.
Ci riprenderemo la nostra sicurezza!
Dopo gli attacchi di Oslo e Utøya, abbiamo affrontato uniti lo shock, la disperazione e il lutto.
Continueremo a esserlo, ma non sarà sempre come è adesso.
Lentamente, qualcuno inizierà per primo a essere in grado di riaffrontare la vita di tutti i giorni. Per altri ci vorrà più tempo.
È importante che siano rispettate queste differenze. Tutte le forme di lutto sono ugualmente normali.
Dovremo comunque prenderci cura l’uno dell’altro.
Dimostrare che è qualcosa cui teniamo.
Dobbiamo parlare con quelli per cui è stata più dura.
Dobbiamo essere umani e fraterni.
Noi riuniti qui questa sera abbiamo un messaggio per tutti quelli che hanno perso qualcuno cui volevano bene: siamo qui per voi.
Guarderemo anche in avanti per la Norvegia dopo il 22 luglio 2011.
Dobbiamo fare attenzione a non arrivare a conclusioni affrettate mentre siamo un paese in lutto, ma ci sono alcune cose che ci possiamo promettere questa sera.
Prima di tutto, oltre tutto questo dolore, possiamo intravedere qualcosa di importante che ha messo le sue radici.
Ciò che vediamo questa sera potrebbe essere la più grande e la più importante marcia che il popolo norvegese abbia mai condotto insieme dalla Seconda guerra mondiale.
Una marcia per la democrazia, per la solidarietà e per la tolleranza.
Le persone in tutto il paese sono fianco a fianco in questo momento.
Possiamo imparare da questo. Possiamo fare più cose come questa.
Ognuno di noi puoi contribuire a costruire una democrazia un po’ più forte. Questo è ciò che vediamo ora qui.
In secondo luogo,
voglio dire questo a tutti i giovani raccolti qui.
Il massacro di Utøya è stato un attacco contro il sogno dei giovani di rendere il mondo un posto migliore.
I vostri sogni sono stati interrotti bruscamente.
Ma i vostri sogni possono essere esauditi.
Potete tenere vivo lo spirito di questa sera. Voi potete fare la differenza.
Fatelo!
Ho una semplice richiesta per voi.
Cercate di essere coinvolti. Di interessarvi.
Unitevi a una associazione. Partecipate ai dibattiti.
Andate a votare.
Le elezioni libere sono il gioiello di quella corona che è la democrazia.
Partecipando, voi state pronunciando un sì pieno alla democrazia.
Infine,
sono infinitamente grato di vivere in un paese dove, in un momento così critico, il popolo scende nelle strade con fiori e candele per proteggere la democrazia.
Per commemorare e onorare le persone che abbiamo perso.
Questo dimostra che Nordahl Grieg aveva ragione: «Siamo così pochi in questo paese, che ogni caduto è un fratello e un amico».
Ci porteremo tutto questo con noi mentre iniziamo a mettere insieme la Norvegia del dopo 22 luglio 2011.
I nostri padri e le nostre madri ci avevano promesso: «Non ci sarà mai più un 9 aprile».
Oggi diciamo: «Non ci sarà mai più un altro 22 luglio».


Dimenticavo. C'è anche chi, seraficamente, usa (male, malissimo, con poco stile, nessuna capacità logica e poca proprietà di linguaggio) la strage di Oslo e world of warcraft per chiedere alla Binetti informazioni sui giochi da PC. Ma è talmente ridicolo che non merita menzione.

giovedì 28 luglio 2011

Cose a cui non voglio abituarmi

Appuntate qui, giusto per ricordare:

Brunetta che si eleva moralmente, si da una pacca sulla spalla, si stringe la mano e alla fine si applaude pure perchè lui, Lui, uomo di "democrazia", concede persino a degli oppositori il diritto di esprimere il loro pensiero. Dandogli dei cretini. Come nel suo stile. Come al solito. Poteva bastare.

Bossi, ministro delle riforme per il federalismo (...) che quando il Presidente della Repubblica - della stessa Repubblica di cui è ministro, intendo - gli fa notare che questo capriccio delle dependance dei Ministeri proprio nun se po' fa per via di quel particolare che è la Costituzione, e che comunque è una spesa che in questo momento non sarebbe il caso di affrontare, lui risponde "Che non si preoccupi". "I ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo là". Che se fossi un pelo maliziosa la cosa più o meno suonerebbe come "NuMmeRompeErCà".

Borghezio, professione europarlamentare, il nostro biglietto da visita in Europa (...)che si pregia di informarci non solo della sua valutazione positiva delle idee di tal Breivik, da poco autoproclamatosi il peggior mostro dopo la seconda guerra mondiale, ma anche della personale valutazione, positiva anche questa, sull'utilità strage. E' un inguaribile ottimista. Te le butta lì, lui, con nonchalance, come quando ha definito definito Mladic un patriota. Non che da una persona che va in giro aportare bigliettini a firma di Ordine nuovo, o che cerca pagliericci da bruciare, meglio se occupati da qualche immigrato, ci si poteva aspettare qualcosa di più.

sabato 28 maggio 2011

Il patriottismo di Borghezio e le fosse comuni

Alcune cose che accadono mi fanno arrabbiare, altre mi stringono il cuore in una morsa di disgusto. A volte certe dichiarazioni mi lasciano delusa o triste o rabbiosa.
Questa volta sono impreparata. Non avrei voluto leggere.

Mai più! si era detto alla fine della seconda guerra mondiale. Mai più! è morto l'11 luglio 1995.

L'11 luglio è uno dei giorni della vergogna europea, l'11 luglio è entrato nel vivo il progetto di genocidio, l'unico in Europa dalla II GM. Dall'11 luglio fino al 19, sotto gli occhi dei caschi blu sono state uccise tra le 8000 e le 10.000 persone, tutti uomini, tutti mussulmani, dagli 8 agli 80 anni. Sto parlando del genocidio di Srebrenica. Bambini, adolescenti, uomini e vecchi furono separati dalle donne e uccisi. Fatevi i calcoli, tra le 8.000 e le 10.000 persone in una settimana. Sono stati per lo più sgozzati e gettati, i fortunati, in fosse comuni. Siamo in grado di provare pena per un singolo morto, ma quando i numeri diventano così grandi è più facile far finta di niente, relegare il pensiero ad un concetto. Una persona vittima di una violenza ha un viso, un nome, una storia. Possiamo identificarci, piangerla, indignarci. Ottomila persone diventano un concetto, come se non fossero 8000 visi, 8000 nomi, 8000 storie. Che fardello diventa, per una coscienza, quello composto da 8000 persone? Tutto questo è avvenuto in una zona di sicurezza, safe heaven in linguaggio tecnico e rappresenta perciò un simbolo dell'impotenza della comunità internazionale ad intervenire nel conflitto e a proteggere la popolazione civile (cit. dal link qui sotto). Almeno 25.000 donne, bambini ed anziani sono stati deportati. Venticinquemila.
Ai sopravvissuti, per lo più donne, rimane l'angoscia di essere sopravvissute. Rimangono le domande sul perchè. Rimane il dolore di non avere una tomba, una fossa su cui piangere i figli, i mariti, i fratelli, i nipoti.
Alla società sopravvissuta sono state strappate intere generazioni maschili.

L'11 luglio è la giornate che il Parlamento europeo ha scelto per commemorare il genocidio di Srebrenica - raccomandazione non accolta in Italia. Trieste (Italia) dista circa 5 km dal confine con la ex-Jugoslavia.

Non sono preparata, dicevo all'inizio del post, alle dichiarazioni di Borghezio.
i patrioti sono patrioti e per me Mladic è un patriota. Quelle che gli rivolgono sono accuse politiche. Sarebbe bene fare un processo equo, ma del Tribunale dell'Aja ho una fiducia di poco superiore allo zero. I Serbi avrebbero potuto fermare l'avanzata islamica in Europa, ma non li hanno lasciati fare. E sto parlando di tutti i Serbi, compreso Mladic. Io comunque - assicura - andrò certamente a trovarlo, ovunque si troverà".

Provo vergogna e rabbia. Provo pena per me, per il mio paese sempre più distante da quello che considero il "mio Paese". Sono nauseata dal livello raggiunto, dall'assenza di umanità, dal fatto che il signore in questione, essendo europarlamentare rappresenti anche me. Quello che invece non riesco a descrivere con le parole è il sentimento che provo nei confronti di tutte le persone colpite direttamente da questa tragedia. Penso ad Azra, a Nezira e a Matea. Penso alle donne bosniache, ma anche alle serbe che combattono ogni giorno assieme per ricostruirsi una vita, per avere giustizia, per andare avanti. Penso alle Donne in Nero che l'11 luglio di ogni anno sfilano in una veglia silenziosa, perchè il dolore non ha suono. Penso a tutti quegli uomini e donne, i bambini di allora a cui è stata strappata la famiglia, le radici, il futuro. Penso al presente di chi ha vissuto una guerra tanto disumana da rendere animali gli esseri umani. Penso che durante il conflitto, mentre le donne venivano stuprate (bambine, adolescenti, donne e anziane), noi, gli europei, mandavamo pacchi con i preservativi e organizzavamo corsi (in Bosnia) di educazione sessuale. Penso che mentre le persone a Sarajevo soffrivano per la mancanza di sale (manco nel medio evo, porca eva), noi spedivamo pacchi di pentolame. Penso che questi doni venivano lanciati dagli aerei, e le persone spesso morivano per recuperarli*. Penso che le responsabilità siano ovunque, ma che chi ha subito sulla propria pelle gli eventi di quegli anni non potrà mai avere giustizia. Penso che le parole di Borghezio siano l'ennesimo sfregio sui loro visi.

Borghezio dice sostanzialmente che Mladic è un patriota perchè ha provato a fermare l'avanzata islamica in Europa. Vorrei presentarvi alcune di queste mussulmane, donne pericolose secondo lui. Donne da cui vorrei imparare la dignità e la forza. Questa è la mia pietra per i loro morti e per tutti i morti, di ogni età e religione di quella assurda guerra. Questa è la mia pietra perchè non voglio dimenticare.





*dal libro "Cartolina dalla Fossa" di Emir Suliagic, ed. Beit, € 20,00